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"Osserva/ come i fragili sussultano, come arretrano/ dal centro e dalla luce": Antonella Sbuelz

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  a cura di Luca Pizzolitto foto in copertina di Claudia Castanò Piccolo elogio della fragilità Tra i rami solo quello più sottile, piegato dal vento e dal gelo. Tra i fili d'erba il filo d'erba giallo: il primo che soccombe alla stagione. Nello stormo l'ultimo uccello, che tra non molto resterà isolato. E fra i gatti in amore nella notte, il gatto dal corpo ferito. Nei verdi del verde rinato, lo sbriciolio di foglie secche in mezzo alle pagine di un libro. Tra i gesti, il più goffo e insicuro. Tra le voci, la voce più fioca. Tra le presenze al cuore delle cose, la presenza che resta fuori fuoco. E nel vecchio, il bambino che è stato. Osserva come i fragili sussultano, come arretrano dal centro e dalla luce. Sia per loro lo sguardo che non cede, la parola che nessuno ha pronunciato. ** Si scrive quando mancano parole Si scrive quando mancano parole. Quando la vita si inceppa, quando si inceppa la voce. Quando le pupille sono vinte da un troppo di buio o di luce o tremano le

Sacri e miserabili. Misteriosi e semplici: Ida Travi

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  a cura di Annalisa Ciampalini fotografia in copertina di Robert Frank Le poesie proposte sono tratte da “Il mio nome è Inna” (Moretti&Vitali, 2012) di Ida Travi. La suddetta raccolta è il secondo dei sette libri che formano la serie dei Tolki , interessanti personaggi che popolano il misterioso mondo poetico creato dall’autrice. Ed è l’autrice stessa, all’interno della nota introduttiva al libro, a tratteggiare alcune caratteristiche dei Tolki, della terra che abitano, della lingua elementare e scarna che parlano. Riporto qui un estratto della nota introduttiva. “L’area è suburbana e soprannaturale, il futuro è remoto. C’è elettricità, ma si usano le candele. Il telefono non funziona più. Si parla, scrivere è un castigo…Si va avanti e indietro, si cammina. I quattro abitanti del casolare portano pastrani, berretti, galosce. Hanno sempre in tasca una borraccia… Questi Tolki non concludono mai un discorso e da quello che dicono si ricava ben poco. Se stessero zitti sarebbe lo stes

"Vi arriva il poeta": Umberto Piersanti

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selezione dei testi e voce di Mara Venuto foto in copertina di Giandomenico Papa musiche primo brano: La Acacia musiche secondo brano: Taylor Prima lettura: Da “Campi d’ostinato amore” (La nave di Teseo), poesia "Fuga d'infanzia", sezione "Il passato è una terra remota" . Seconda lettura: Da “Campi d’ostinato amore” (La nave di Teseo), poesia "Jacopo ormai grande" , sezione "Jacopo". Umberto Piersanti è nato ad Urbino nel 1941 e nella Università della sua città ha insegnato Sociologia della letteratura. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui La breve stagione (1967), I luoghi persi (1994), L’albero delle nebbie (2008), ed è anche autore di romanzi e opere di critica. Ha realizzato un lungometraggio, L’età breve (1969-70), tre film-poemi e quattro “rappresentazioni visive” su altrettanti poeti per la televisione. Le sue poesie sono apparse sulle principali riviste italiane e straniere, tra cui “Nuovi Argomenti”, “Paragone”, “il V

"Io non sono un luogo abitato / a tratti mi attraverso": Raffaele Niro

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  a cura di Luca Pizzolitto fotografia in copertina di Claudia Castanò II oggi ho camminato senza meta nel mio deserto. l'unica cosa che cercavo era me stessa. ho visto solo sabbia per ore. a un certo punto, tra il nulla e niente, col buio sono rientrata nella mia carne, stremata, ma viva. parlando ancora la mia lingua. ** VI qui il tempo non si nomina né si misura, qui solo passa con l'alternarsi delle lune e si ferma dove non te lo immagini, nell'anima dei denti, nelle caverne delle ossa, nelle strade delle rughe. e non chiede altro. non chiede altro che spazio. ** VIII con la parte più umile di me smuovo il grande fermo e setaccio i suoi andirivieni nel tentativo di ritrovare un granello di sabbia al quale affidai i sogni da bambina. sarà per questo che colleziono rose del deserto nel giardino dell'immaginazione e il vento prende vita dai miei piedi. ** XXXIX io non sono un luogo abitato. a tratti mi attraverso. e quando mi capita mi resta il sibilo del vento nella t

"La neve e il silenzio cadono/ su altre nevi e silenzi" | Giovanni Nuscis

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  a cura di Luca Pizzolitto foto in copertina di Luca Pizzolitto Padri La tua Mercedes, padre tagliava il catrame della notte, e io tremavo nell'attesa.        A dodici anni odiavo le armi temevo il buio e la tua ira.                Poco sapevo di te, cosa facessi. Brutale me lo disse una voce,        una sera, dalla penombra di un bar,                 da allora, più sentita. Tu, mamma, docile distante sedata dai farmaci.        La casa di notte vibrava di passi e fruscii non sempre immaginari.        Inquieti tu e io pronti all'irruzione della bestia, al tuono di un fucile, al boato del tritolo.        L'acqua scendeva da rubinetti d'oro, ma ogni tua parola, padre scuoteva come un pugno. Il tuo timbro era quello potente del padrone che rientrava incolume,        anche quella notte. ** Simca mille        In lattiginosi filamenti è il ricordo del bambino che sei stato.        Alberi stracarichi di frutti restii a cadere.        Come l'addio stipati in una Simca mille