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"Nella fretta di tutto ciò che fugge": tre poesie di Luis Garcia Montero

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  a cura di Luca Pizzolitto foto in copertina di Wilson Sgro Un bar non è la patria, ma il suo nome si scrive con l'inchiostro delle carte geografiche                                                                                   A Javier Rioyo Arrivare, aprire la porta, scendere al tiepido rifugio delle notti di pioggia. Il mondo è temerario nella sua precarietà, mantiene le distanze come i poeti superbi. Ma vi sono orari momenti di pienezza e abbraccio. Ricordo certe sere d'autunno nella mia città di color violetto, buio e gelsomini, e il dorso del mare - di prima mattina - quando l'azzurro e il sole non sono dei bagnanti o dell'estate, ma della perfezione del mondo sicuro della sua verità. E ricordo anche l'accogliente sorriso dei bar, dopo che le luci delle loro porte non abbiano ingannato. I bar come residui nella pioggia nel ventre selvaggio del freddo, nella lontananza o nella fretta di tutto ciò che fugge. Mi hanno dato un posto con le sedie vuote, i vu

Alessandro Barbato: ridare tempo al mondo

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  a cura di Annalisa Ciampalini fotografia in copertina di Emiliano Cribari In questo testo scrivo a proposito dell’ultima pubblicazione di Alessandro Barbato, La mimica dei mondi (qualche poesia fuoritempo) , (Controluna 2022), iniziando da qualche considerazione di carattere generale, per poi cercare di individuare qual è la forza che dà sostanza alla raccolta, il filo che, al di là del senso, tiene insieme i testi conferendo intensità a questa scrittura poetica. La poesia che Barbato ci consegna è densa di immagini che si generano, non di rado, dal forte richiamo che l’alternanza di luce e ombra esercita sul poeta e dall’osservazione di quei piccoli segni che si rivelano a quanti si sentono parte di una misteriosa complessità.  “Si intrecciano i destini con le linee/ delle mani, fioriscono memorie, / boccioli incandescenti di profumi/ eterni, nuovi. Nell’aria voi ci siete/ qui a sorprendere il futuro, vi vedo/ in ogni refolo di vento…” Il ritmo a volte rende il verso fluido, altre l

Qualcuno che canti le follie di Dio (VI) - Come nevicasse

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 a cura di Massimiliano Bardotti In questa casa ultimamente nessuno più parla di Dio. Eppure a volte all’improvviso spingendo da puledri la macina dei giorni si apre nel silenzio uno spazio d’aria che quando lo attraversi sorridi piano come nevicasse. ( Elena Buia Rutt ) Sapete chi è stato il primo a parlare di Dio? Il serpente. Adamo ed Eva parlavano con Dio, non di Dio. E forse a non parlarne più, a non farne più esercizio intellettuale, si potrebbe improvvisamente farne esperienza. Questi versi di Elena Buia Rutt , poetessa che amo moltissimo e che ho avuto la fortuna di incontrare, qualche anno fa, sono per me tra i più belli e potenti. Perché non parlano di Dio, ma te ne fanno fare esperienza. Leggere questi versi, più volte, ad alta voce, scandendo bene ogni parola, per poi tenere i versi sulle labbra, farli risuonare dentro, sentirli vibrare negli organi vitali, nelle ossa, nei nervi, sotto la pelle, nelle ghiandole. Entrare nel nostro corpo e benedirlo

Hilal Karahan: la voce delle donne nella Turchia di oggi

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A cura di  Mara Venuto In copertina il dipinto "love", olio su tela della pittrice turca  Ece Gauer (1984)   Hilal Karahan è nata a Gaziantep, nella Turchia del Sud; è poeta, medico ostetrico, si occupa di critica letteraria ed è ideatrice del Festival di poesia femminile Femin İstanbul. È attivamente impegnata in favore del benessere e dei diritti delle donne, non solo attraverso il suo lavoro quotidiano nel pronto soccorso ginecologico, ma anche attraverso la parola poetica e la valorizzazione del talento femminile. In Italia è stato pubblicato nel 2018, a cura della poeta e traduttrice Claudia Piccinno , il volume antologico Angoli della notte , Edizioni Il Cuscino di stelle , che racchiude in otto sezioni un’ampia selezione di testi della poeta turca, autrice in patria e all’estero di numerose opere poetiche. La ricerca di Karahan è intrisa di corporeità, di umori, di vissuti incarnati nel quotidiano con i suoi odori e colori, dove anche l’impronta più lirica di alcun