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Nel buio degli allevamenti da carne, la compassione della poesia di Teodora Mastrototaro

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  a cura di Mara Venuto dipinto in copertina di Lovis Corinth , "Nel macello", 1893 << legati i maiali vengono strappati con forza e portati fuori. / Gli operai li gettano sulla pila dei morti, tanto moriranno / prima o poi, con la stagione del freddo. >>. “Legati i maiali” è un’opera poetica dolente, come si evince dai versi sopraccitati da cui prende il titolo, tratti dalla poesia che chiude la raccolta. Il crudo realismo che permea tutta la silloge non appare mai gratuito, così come è assente una vena destruente, si tratta al contrario di un’operazione di poetica militanza, una scelta di impegno funzionale al cambiamento sperato dalla poeta e drammaturga Teodora Mastrototaro, vegana e attivista per i diritti degli animali.  Sarebbe un errore, comunque, credere che la dimensione del contenuto sovrasti lo stile: la qualità della scrittura non soggiace mai al tema civile, come spesso accade nella poesia impegnata, quella della poeta pugliese è poesia pura al servi

"Nell'attesa di un chiarore" | Una lettura di "Amuleti" di Lorenzo Pataro

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a cura di Annalisa Ciampalini fotografia in copertina di Giovanni Chiaramonte Parlerò di “Amuleti”, (Ensemble, 2022) , di Lorenzo Pataro cominciando con una breve presentazione del libro e avvalendomi della preziosa collaborazione del poeta che si è prestato a rispondere ad alcune domande. La raccolta colpisce immediatamente per la vastità dello spazio in cui l’autore si manifesta e per le numerose relazioni che si stabiliscono tra l’interiorità del poeta e una natura senza tempo, intrisa di mistero, carica di segni da decifrare. Muovendosi tra noto e ignoto, tra ciò che è manifesto e l’inespresso, l’autore compone una silloge in cui predomina uno stato di attesa espresso tramite un canto misurato. Scrive Elio Pecora nella prefazione al libro: “Tutto – in questo continente di parole, di frasi, di cadenze – si avvolge in un ritmo denso e pacato. Il verso, che propende all’endecasillabo, ne esce per acclimatarsi in chiare e libere cadenze. Tutto si presenta come composto di un’uguale sos

Saverio Bafaro: alcune poesie inedite

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a cura di  Luca Pizzolitto fotografia dell'autore di   Dino Ignani Toccate le cortecce grigie non bastano più i passaggi furtivi c'è bisogno di vivere lì: gli alberi studiati nelle pose vestono sempre due stagioni, le mani hanno dimenticato quei fuochi appiccati per disfarsi di semplici foglie quando i crepuscoli d'oro sono saturi di opere ben più grandi e l'odore del giorno compiuto si innamora dei velluti scuri, i detentori sacri della sera invocano diamanti che solo alcuni vedono. ** Cuori svuotati  come stanze messe in vendita, nelle grandi città hanno un'eco poderosa negli spazi rinforzati indossano maschere per inesorabili inganni: ci si abita a lungo o ci si trova a riflettere contando i danni  quando il tuo fiato si è già trasferito altrove. Di questa epoca divisa tra massa e persona migrazioni e scomparse possediamo il disumano limite dello sguardo l'impossibilità del volto ** Vai oltre la riva con passo calmo rallenta il respiro snoda la barca attraver

"La fatica di dire tutto alle case" | nota su "Dire tutto alle case" di Thierry Metz

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  a cura di Pietro Romano foto in copertina di Pietro Romano « Dire tutto alle case » di Thierry Metz ( Interno Poesia , 2021), nella traduzione di Mia Lecomte, raccoglie una scelta di poesie dalla silloge edita da Pierre Mainard mai pubblicate in volume e composte tra il 1978 e il 1997. L’idea della poesia come opera di manovalanza, cantiere a cielo aperto dove l’inchiostro suggerisce il nulla e a un tempo lo sforzo di «costruire e ricostruire» le fondamenta del linguaggio, esprime, con chiarezza abbacinante, la volontà poetica di perimetrare la spazialità del vuoto e il silenzio dei sedimenti riaffiorati dallo scavo tra le parole. Quella di Metz è una lingua metaforica, votata a risanare, sull’asse del tempo, la distanza tra la lingua e i suoi vuoti:  Vagavo tra losanghe  Con tutti gli alfabeti della terra Nelle tasche E scrivevo sui muri Sui portoni Incollavo grandi lettere alitanti Come rospi  Cifre color spiga Che suonavano la pietra con i tacchi Immane la fatica di dire tutto al

"Vi affido al vostro volo": alcune poesie di Alessandro Ramberti da "Enchiridion celeste"

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a cura di Luca Pizzolitto fotografia in copertina di Luigi Ghirri Entanglement Osserva con me il cielo guarda come si muovono le radici galattiche le bande luminose delle costellazioni sono foreste e i raggi  mani forti anni luce esse vengono giù per noi per abbracciarci e trasportarci subito in quella dimensione in cui non si è più singoli pianeti ma un sistema o meglio una parabola vivente del divino. ** Nel bosco Un tuono mi richiama risalgo dal torpore mi aggrappo a delle immagini la luna sul sentiero il rumore dei sassi un niente di respiro. ** Data Qui a Fonte Avellana nella solennità dell'Ascensione anno duemilaventidue vi affido al vostro volo... qualcuna resterà impressa nel ricordo o si trasformerà in un aroma antico da odorare ogni tanto magari nei momenti di gioia o di tempesta. ** Armanda Ora che stai svanendo il sangue senza moto lo sguardo trasognato i muscoli sfibrati sei già il tuo testamento sulle rughe si posano parole come passeri poche e rimbalzanti il cielo è