Francesco Tomada: cinque poesie da "Affrontare la gioia da soli"



Stazione Transalpina, 22,30 pm



Ha bevuto almeno quattro calici di bianco
poi si è messo a camminare traballando
verso un prato buio e un palazzone popolare
forse ad aspettarlo c'è una solitudine più grande
rispetto a quella di adesso
sui binari solamente un treno merci fermo e
due carrozze graffitate senza passeggeri con le luci spente
qui vicino la panchina dove
è morto Adelmo in overdose di metadone
conosciamo bene sua madre
o meglio quello che ne resta
ma tu
tu stringimi la mano
se vogliamo credere che ci sia qualcuno a casa
di quell'ubriaco che lo sveste e lo perdoni
che ad Adelmo sia spettato un paradiso di colore
verdeazzurro come l'acqua dell'Isonzo
stringimi la mano fammi forza
che per tutte queste lampade appese alle colonne
con la plastica a forma di conchiglia
tocca a noi di immaginarci un mare


***


VIII.


Chiedersi perché
le farfalle non vanno mai diritte
ma seguono tracce spezzate
frastagliate
senza senso
rispondersi da soli:
se oggi mi scoprissi capace di volare
io mi riempirei di spazio e aria
se la vita durasse soltanto tre giorni
non butterei il mio tempo
per decidere una rotta
se proprio si deve morire così in fretta
che sia per troppa gioia
che sia per troppo vento


***


I. LOKVE


Un'altalena vera deve avere
un'impalcatura di legno artigianale
un'asse e quattro corde
dei chiodi arrugginiti
che venga naturale chiedersi se tiene
un refolo di vento per potersi sbilanciare
e infine un bambino felice
se non c'è il bambino
può bastare anche un uomo fatto
a patto che ci creda ancora
che a spingersi di gambe
distendere 
piegare
distendere
piegare
si può arrivare lì dove si tocca il cielo


***


VII.


Sono composto come tutti al settanta per cento di acqua
otto per cento di qualche altra molecola destinata a decomporsi
almeno lo scrivono i libri di biologia su cui ho studiato
cinque per cento di rabbia che è il mio peccato originale
dieci per cento di amore che poi ha le stesse radici della disperazione
                          ma preferisco dire amore
dieci per cento di lutti
cinque per cento di gioia che è il sorriso con cui mi illumini tu
due per cento di una serenità congenita e incurabile
                           non ho fatto le somme
se tutte insieme fa più del cento per cento
si spiega perché da anni sto qui a dibattermi in me stesso
e non mi basto mai


***


IX. KETTLER


Quando i bambini erano piccoli
mi piaceva da pazzi portarli alle altalene
salire su quella accanto a loro
con il pretesto di tenergli compagnia
e dondolarmi in quel modo che stringe il fiato
quando all'apice del volo ricadi verso terra
ma non la tocchi mai
adesso no
non devo più accompagnare nessuno
ma le altalene in giardino non le ho mai smontate
                                 non ho più scuse
                                 non cerco scuse
vediamo se sono cresciuto abbastanza
per affrontare la gioia da solo









Francesco Tomada è nato nel 1966 e vive a Gorizia. I suoi testi sono apparsi su numerose riviste, antologie, plaquettes e siti web in Italia e in altri paesi, e sono stati tradotti in una quindicina di lingue straniere. Ha curato un'antologia sulla produzione letteraria della provincia di Gorizia dal 1861 ad oggi. È coinvolto in diverse iniziative di divulgazione della cultura. Fa parte della redazione di "Perigeion" e della rivista "Smerilliana".







Questo post è a cura di Luca Pizzolitto.

Le poesie che avete letto sono tratte dalla raccolta di Francesco Tomada, "Affrontare la gioia da soli" (Pordenonelegge/Samuele Editore, collana la gialla oro, 2021).
La foto di copertina è uno scatto di Luca Pizzolitto (Amorgos, 2018)








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