"Di questo nostro navigare senza meta": alcune poesie di Claudio Damiani


a cura di Luca Pizzolitto



Se fosse che è tutt'altro,
tutt'altro da quello che siamo
tutt'altro da quello che pensiamo
e che vediamo, se quello che ci aspettiamo
fosse tutt'altro da quello che sarà,
se quello che sarà fosse qualcosa di bello
e non avessimo nostalgia della vita,
delle persone care, dei luoghi, di tutto quello
che abbiamo amato, se non avessimo nostalgia
ma tutto fosse con noi come era già stato
in vita, se ci fosse restituito
ciò che c'è stato tolto, che non c'è stato dato,
ci hai mai pensato? Se fosse che adesso
soffriamo, ma poi non soffriremo più,
tutto ci sarà ridato, e in più
anche altro che non abbiamo avuto
e fossimo così pieni e soddisfatti
da non chiedere più, da non soffrire più
ci hai mai pensato?


***


Dal mio terrazzo guardo l'universo.
Questa vita che ho finirà tra poco
e l'universo continuerà
nel suo lungo cammino,
(ma sarà diverso, di un valore piccolo quanto vuoi
ma sarà diverso),
e anche la tua vita finirà,
i tuoi occhi luminosi
cesseranno di brillare
ma ciò che è stato tra noi
niente morirà, tu lo sai,
tutto lascia una traccia indelebile, niente è possibile cancellare.
Non ci sarà più questo non sapere
cosa succederà fra un istante,
questo navigare nel tempo,
tutti marinai provetti
con le divise impeccabili
nonostante l'acqua dappertutto,
la nave rotta, sempre sul punto di affondare.
Non scruteremo l'orizzonte col cannocchiale
ogni momento, non saliremo sull'albero
per cercare una lontana terra, sfidando la tempesta.
Ma non ci sarà neanche più questo continua a scivolare
e dover restare sempre in equilibrio.
E questo scrivere, continuamente scrivere
senza potersi mai fermare.
O avremo forse nostalgia
di questo nostro navigare senza meta
senza bussola e senza timone,
di questo nostro lasciarci andare
alla corrente, sperando solo nel Signore?



***


Cari umani, io da questa vostra corsa tecnica mi dissocio
capisco che è il nostro destino, il nostro compito
e vi lascio fare, non dico niente
solo che io mi dissocio, sono qui tra gli alberi
in questo bosco sto seduto in silenzio, non faccio niente
soltanto prego, e aspetto.
Il fuoco del tempo lo sento come brucia
lo sento sfrigolare, è un rumore debolissimo
ma lo sento, è come una forza che ci tira via,
io mi scrollo da lui e mi scaldo le mani
al suo calore debole,
sento una forza entrare dentro di me
e vedo che tutti salutano e si incamminano
verso un luogo lontano.






Vedi, la sera, mi metto qui
nel terrazzino, con sopra il cielo,
il monte avanti, le voci
degli uccelli e le voci
degli umani lontani e di macchine
silenziose, un miscuglio
di voci. Il gatto m'è sempre accanto, seduto
su una sedia vicino.
Vedi, mi metto qui, e scrivo,
l'aria è fresca e mi accarezza,
nel cielo sprofondo come in un abisso
ma non mi scompongo, sto quieto
è come se il mondo si rovesciasse
e non la gravità della terra
ma quella del cielo mi attraesse,
le sedie il gatto le nuvole
vengono tutti con me
e non c'è niente di terribile
anche se qualcuno, se mi vedesse da fuori,
entrerebbe nel panico,
il gatto mi parla e non c'è niente di strano
per me, mi spiega la forma dell'universo,
le nuvole le accarezzo e a toccare le stelle
non mi scotto, anche i pianeti osservo
pieni di vita e di cose
pieni di uomini e di donne
meravigliose che m'incantano.


***


Sto quasi per addormentarmi
mentre non so niente della vita,
mi sembra di non aver vissuto
o aver vissuto e non aver capito niente,
mi sembra solo di aver vissuto dei momenti
di silenzio, in cui non la vita, ma qualcos'altro accadeva.
Un'ombra, ho intravisto un'ombra.
Per un attimo ho avuto una sensazione piacevole
che qualcuno mi riconosceva,
io riconoscevo un luogo
o una persona,
in un attimo tutto m'appariva chiaro
e poi svaniva.





Claudio Damiani è nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo. Vive a Roma dall'infanzia.

Ha pubblicato le raccolte poetiche Fraturno (Abete,1987), La mia casa (Pegaso, 1994, Premio Dario Bellezza), La miniera (Fazi, 1997, Premio Metauro), Eroi (Fazi, 2000, Premio Aleramo, Premio Montale, Premio Frascati), Attorno al fuoco (Avagliano, 2006, finalista Premio Viareggio, Premio Mario Luzi, Premio Violani Landi, Premio Unione Lettori), Sognando Li Po (Marietti, 2008, Premio Lerici Pea, Premio Volterra Ultima Frontiera, Premio Borgo di Alberona, Premio Alpi Apuane), Il fico sulla fortezza (Fazi, 2012, Premio Arenzano, Premio Camaiore, Premio Brancati, finalista vincitore Premio Dessì, Premio Elena Violani Landi), Ode al monte Soratte, con nove disegni di Giuseppe Salvatori (Fuorilinea 2015), Cieli celesti (Fazi, 2016, Premio Tirinnanzi), Endimione (Interno Poesia, 2019, Premio Carducci), Prima di nascere (Fazi, 2022, finalista Premio Viareggio).

Nel 2010 è uscita un'antologia di poesie curata da Marco Lodoli e comprendente testi scritti dal 1984 al 2010 (Poesie, Fazi, Premio Prata La Poesia in Italia, Premio Laurentum).

Ha pubblicato di teatro: Il Rapimento di Proserpina (Prato Pagano, nn. 4-5, Il Melograno, 1987) e Ninfale (Lepisma, 2013).

Ha curato i volumi: Almanacco di Primavera. Arte e poesia (L'Attico Editore, 1992); Orazio, Arte poetica, con interventi di autori contemporanei (Fazi, 1995); Le più belle poesie di Trilussa (Mondadori, 2000). E' stato tra i fondatori della rivista letteraria Braci (1980-84) e, nel 2013, di Viva, una rivista in carne e ossa. Suoi testi sono stati tradotti in diverse lingue (tra cui principalmente spagnolo, inglese, serbo, sloveno, rumeno) e compaiono in molte antologie italiane (anche scolastiche) e straniere.

Ha pubblicato i saggi La difficile facilità. Appunti per un laboratorio di poesia, Lantana Editore, 2016, L'era nuova. Pascoli e i poeti di oggi, a cura di Andrea Gareffi e Claudio Damiani, Liber Aria Edizioni, 2017 e recentemente, con Arnaldo Colasanti, La vita comune. Poesie e commenti, Melville Edizioni, 2018.





In copertina un particolare di un'opera di Nicolas De Stael.




 

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