Breviario dei luoghi infranti | dalla L alla N

 


a cura di Emiliano Cribari


Tremano i paesi dellAppennino imboscato.
Tremano nomadi nellinverno di chi li ha trascurati.
Ognuna di queste parole
è un sentiero per andare a trovarli.
In silenzio. Avvolti dalla quiete frondosa del mattino.
Ventuno parole che ci invitano a riflettere sul nostro Appennino.
Sull
urgenza, etica e materica, di riposizionare gioia e tenerezza.
I paesi ci chiamano con una voce di carezza.


Lentezza

Non c’è parola più adatta a raccontare certi luoghi. Lentezza ha la e di erranza, la n di noia, la t di tempo, la z di zero e la a di parole come alba, Appennino, abete. Nella lentezza accade tutto. Il respiro riaffiora, e il tempo finalmente appare, non sfugge. Tutto esiste. La lentezza è preghiera dello sguardo. Abbraccio, intimità, concessione. È saggezza e profondità. LItalia interna è una maglia, inestricabile, di storie e di leggende che non si possono schematizzare. Non si può ridurre, la lentezza. Non si può condensare. La lentezza è lantidoto al turismo. Fare poco e farlo bene. Andare a fondo. Stare. Prendersi il tempo che serve, guardare oltre il centro, percorrere i bordi, evitare le trappole nascoste in superficie, gli slogan. Lentamente, la vita dei luoghi sboccia, si confessa. Lentamente, lo sguardo esulta anche di un sasso, di una noce.


Montagna

Montagna è guardare dallalto, umilmente. È dare i nomi agli alberi, alle case. È conoscere le storie delle persone. È abitare spazi obliqui, inadatti, faticosi. È conoscere il vento delle stagioni, pregarlo e maledirlo. È adattarsi allimprovviso, inginocchiarsi, rimediare. È avere gambe per scendere e polmoni per salire. È saper rinunciare. È rassegnarsi, fare parte della terra e del cielo, restare. È pioviggine e neve, belato, alba gelida, odore di pino e di letame. È tornare alla fonte. Alla calma, piatta, del mare.


Nostalgia

Forse Ulisse è stato il primo nostalgico della storia della letteratura. Trafitto comera dal desiderio di tornare a casa. Non è un caso che la parola nostalgia nasca dallincontro tra i termini greci álgios e nóstos, dolore e viaggio: il dolore proprio del viaggiatore che desidera raggiungere un luogo che ricorda con affetto. Ma paradossalmente è proprio la nostalgia a offrire a Ulisse la forza di proseguire. A ricordargli ciò per cui vale la pena lottare. Vito Teti, antropologo calabrese, parla di nostalgia positiva, di una grande occasione per aprirsi e rinnovare. La nostalgia come chiave per comprendere ciò che sta ai lati. Alimentando il desiderio di rivivere la vita in modo umano, genuino.



La foto in copertina è uno scatto di Emiliano Cribari

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