Come reti sospese sull'abisso: Fuad Rifka, alcune poesie da "L'ultima parola sul pane"


a cura di Luca Pizzolitto




L'ultima parola


Dici:
"Ho sprecato così la primavera
e il raccolto di tutta la mia estate,
ho sprecato il mio autunno
e infine anche il mio inverno,
e dappertutto in ogni valle
si è sparsa la mia vita."

Dici:
"Riprenderò le mie sembianze e partirò,
sperando di trovare, sui monti più lontani,
il soffio di un vento nuovo."

E poi ti muovi per metterti in cammino
per ogni terra e meta,
per chissà quale abisso,
quando è troppo tardi ormai
ti appare con chiarezza
che resterà lontana
la montagna che vedi in lontananza,
e che la via che porta fino a lì
passa tra fiamme e fuoco.


***


Offerta


Desidero tornare là
nei campi verdi
che erano stati arati
per seminarci la storia del mio tempo.
O te che ho amata, avrei voluto dirti
che tanto tempo fa sono partito
lasciandomi alle spalle il mio paese,
con una sola spiga di grano nella mano
e l'anima mia spenta.


***


Percorso


Nella nostra infanzia
apriamo la porta e dormiamo
come riposa la preghiera
tra le foglie di Dio.

A mezzogiorno
chiudiamo la porta e poi partiamo
nei venti rossi di sabbia, dentro la bufera,
dietro alle tracce del diluvio e del miraggio.

La sera infine
l'ombra si accorcia e si cancella
come un giorno d'estate nel cuore dell'inverno.


***


Se


Se noi fossimo pietre,
e se la terra fosse una caverna
che ci protegge da ogni migrazione,
se noi fossimo un'ostrica
dentro le alghe del mare! Ma

noi siamo, invece, una ferita,
e siamo dei torrenti
senza letto e foce,
siamo campane al transito del tempo.

Fossimo senza ricordi, come una roccia,
noi ci potremmo riposare,
ma siamo spazio, segno
e sopra l'orizzonte fumo e vento.


***


Domanda


Nell'ora che il corpo sarà terra, la terra sabbia
e polvere la sabbia, nell'ora in cui
ogni cosa sarà polvere, perché temere?
Finiremo così, naturalmente,
come un fiore di campo,
come un fiore che dice:
"È già tempo di neve, amico mio,
e le stagioni prossime a finire."

Siamo reti sospese
sull'abisso.





Fuad Rifka è nato nel 1930 in Siria, ma è emigrato in giovane età a Beirut, dove ha vissuto per tutta la vita, ivi morendo nel 2011.
Ha tradotto vari poeti tedeschi ed è stato professore emerito di filosofia alla Lebanese American University di Beirut.
Le sue raccolte poetiche sono state tradotte in diverse lingue.








Le poesie che avete letto sono tratte da Fuad Rifka, "L'ultima parola sul pane", (AnimaMundi, 2022, collana Cantus Firmus, a cura di Franca Mancinelli e Rossana Abis).

La foto di copertina è uno scatto di Luca Pizzolitto (Gargano, 2021).

 

Post popolari in questo blog

"La parola taciuta/ l'ora mai colmata": Delfina Provenzali, una poetessa ingiustamente consegnata all'oblio

È la vita all'altezza della vita/ nelle mani null'altro: alcune poesie di Francesca Serragnoli da "La quasi notte"

Bruno Piccinini: il poeta che ha esordito a settant'anni