"FINISCONO SEMPRE LÌ, NELLA PROMESSA DI UN MONDO NUOVO": una nota di lettura a "Cammino" di Luigi Finucci


a cura di Annalisa Ciampalini

illustrazione di copertina (e all'interno del libro) di Federico Buratti




Farò una breve nota di lettura sul libro “CAMMINO – Sulle orme di San Francesco” (Giaconi Editore, 2022) di Luigi Finucci, autore dei testi poetici, e di Federico Buratti che ha curato le illustrazioni.

Il presente libro è formato da 16 poesie, da qualche citazione e da varie illustrazioni: chi lo leggerà si renderà conto che si tratta di un’opera preziosa in cui i testi scritti e le immagini si alternano e si sovrappongono formando un connubio perfetto.  La poesia e l’arte figurativa sono accostate in modo tale da evocare la sacralità che caratterizza l’inizio di ogni grande cammino, la forza incontrollabile della natura e il significato della sua bellezza. Le poesie e le immagini sono ispirate dal Cammino Francescano della Marca che inizia da Assisi e termina ad Ascoli Piceno, e sanno trasmettere pienamente le difficoltà del percorso, la potenza evocativa dei luoghi, la fatica e la crescita spirituale di quanti persistono nel camminare. Maurizio Serafini nella prefazione scrive: “Tra le tante visioni di questa rivoluzionaria pratica del “camminare” non poteva mancare quella di un poeta e un illustratore che hanno percorso il tracciato e che delle loro vivide emozioni ne hanno realizzato il libro che state tenendo in mano.”

Come tutte le opere di spessore il progetto che sta alla base del libro vuol raccontare non solo di questo cammino, ma di tutti i cammini del mondo.


Ci si mette in cammino per prenderci una pausa dalla voracità del tempo, per trovare risposte che non riusciamo a cogliere in una quotidianità che ci assorbe e ci sfugge, o per dare un senso nuovo alle cose. Si può affrontare un percorso per questi motivi e per molti altri ancora, mai riassumibili, mai completamente conoscibili, ma credo che, se ci addentriamo nella lettura di questi testi poetici, dovremmo tenere presente un aspetto: il contatto intenso e continuo con l’ambiente esterno, la fatica, le scarse comodità obbligano il viandante ad adattarsi a una realtà aspra e che non si piega, a cui si deve per forza ubbidire.

A questo proposito ho chiesto al poeta Luigi Finucci che ruolo avesse la fatica fisica all’interno dell’esperienza del viandante e come si possa reagire a tale sforzo. In corsivo è riportata la sua risposta.



La fatica e l'immergersi nella natura fa sì che il viaggio non sia solo tangibile, esterno a noi, ma anche interiore. C’è bisogno di alcuni giorni ma poi si entra in un’altra dimensione.

Ascoltare il battito del cuore che si fonde con la cadenza dei passi, andare adagio lasciando da parte i ritmi forsennati imposti dalla società portano ad un cambiamento iniziale. Tutto ciò porterà ad una lenta rinascita. Ci sono diversi simboli racchiusi nel libro che raccontano le paure, spesso interne, e la metamorfosi verso qualcosa di altro. Un omaggio anche alla figura di Francesco d'Assisi, che dopo aver ascoltato la voce di Dio, o la sua voce interiore, è diventato altro pur rimanendo sempre in apparenza sé stesso.

 

“Quello che siamo si allontana / da ciò che eravamo”


Ritengo opportuno, a questo punto, riportare per intero la poesia d’inizio perché è un testo prezioso e completo, che si muove tra universalità e individualità, tra i profili di uno spazio reale e figure che fungono da simboli.





L’inizio è un luogo sacro.

Il coraggio di partire è custodito

in un tabernacolo d’oro: invoca

un silenzio che tra le strade si smarrisce.


Il salmo del viaggiatore è una cosa seria,

è stato ucciso un uomo duemila anni fa

e in seguito, molti hanno iniziato a camminare.

Il motivo è differente, ma la preghiera

la medesima: cambiami.


La chiesa è quasi vuota, gli archi

accolgono il senso che ognuno

dà al suo viaggio e cosa importa

se non c’è una spada a proclamare

la partenza.


Il cammino inizia nel momento in cui

un ragazzo tra la folla,

l’ha immaginato.


Il testo trae la sua forza dal luogo sacro in cui il cammino ha inizio, un luogo di ritrovo per uomini e donne desiderosi di cambiare. Sebbene uniti da un percorso e da una richiesta condivisi, i viandanti hanno motivi diversi per mettersi in viaggio, e di fronte allo stesso paesaggio potranno cogliere tratti differenti: “La chiesa è quasi vuota, gli archi /accolgono il senso che ognuno / dà al suo viaggio….



I versi di Finucci si avvalgono di uno stile semplice e allo stesso tempo raffinato, di un dettato chiaro e coerente con il tema trattato, come se davvero delineassero la forma reale di un percorso. Le riflessioni, profonde e autentiche, sono tenute da radici ben salde, non vacillano, ed emergono con una straordinaria levità e potenza simbolica. Le angosce nascono con una forma precisa, ma poi, lungo il tragitto, mentre la mente è in transito, prendono sembianze nuove, si trasformano. Ed è anche in virtù di questo processo che nasce un nuovo sguardo sul mondo.


Le paure appaiono in varie forme.


C’è sempre una tentazione sul bordo

della strada. Invita a scegliere

un cammino semplice eppure

l’acqua fa il suo corso dove

era destino che fosse.


Tutto scorre. Questo i viaggiatori

lo sanno da sempre: così le angosce

si tramutano in audacia.


Il senso ultimo è nascosto qui,

il cammino è dentro e può durare

quaranta giorni, il serpente lo sa.


La visione si acquieta, il passo

torna ad essere sicuro e

gli alberi diventano

un luogo meraviglioso

come mai prima d’ora.


Numerosi sono gli elementi che fungono da simboli o che li nominano:Le panchine sono resti dei templi. / Alla base c’è un equilibrio, tra la fatica / e il riposo. E ancora: “ogni occhio vede un simbolo / un significato diverso. Intense le parole che fanno riferimento a una rinascita, e mai sufficienti per cantare la grazia di questa condizione: “Dovrebbe esserci una parola / più ampia per descrivere / il nascere di nuovo.

Quando arriviamo alla conclusione del libro abbiamo la sensazione che lo spazio attorno a noi si sia ampliato e i rumori si siano smorzati, sentiamo che qualcosa di grande ci accoglie con letizia. I versi calmi e distesi, i colori tenui e sfumati delle illustrazioni rimandano a una pace e a una pienezza di vita che possiamo conoscere solo dopo una grande fatica e quando una prospettiva nuova, più lieta e luminosa, ci accompagna.

Là fuori, sul grande fiume verde

ho immaginato una storia.

I primi uomini camminavano

per cercare una redenzione:

prima forma di preghiera.




Le gambe erano stanche,

gli occhi una benedizione.

Tutta la terra era così grande

e aspettava silenziosa

il ticchettio dei passi.





Luigi Finucci (Fermo, 1984) pubblica tre libri di poesia: Le prime volte non c’era stanchezza, Eretica edizioni nel 2016 ,Il Canto dell’Attesa, Ladolfi Editore nel 2018 e CAMMINO – sulle orme di San Francesco, Giaconi Editore nel 2022.

Di prossima pubblicazione in programma per il 2023, un progetto sulle solitudini per Seri Editore.

Ha poi pubblicato anche tre libri per bambini, in rima, per la Giaconi Editore: L’aspirante Astronauta nel 2015, Il paese degli Artigiani nel 2018 e Il Mondo di Sotto nel 2021.

Collabora con alcune riviste e alcune sue poesie sono tradotte in diverse lingue, tra cui il rumeno e lo spagnolo.

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