La poesia d’amore e giovinezza di Vito Davoli: una selezione di testi da "Carne e sangue" (Edizioni Tabula Fati)

 



a cura di Mara Venuto



La critica recente appare concorde nell’evidenziare una tendenza nella poesia contemporanea al superamento del genere. Se nel Novecento era possibile leggere una qualsiasi poesia e, senza conoscere il nome dell’autore, identificare immediatamente se fosse scritta da una donna o da un uomo, ciò per via di evidenti elementi contenutistici e stilistico - lessicali, oggi il genere degli autori nei versi appare sempre più sfumato e confuso. È diventato anche un dettaglio non determinante nell’analisi critica, che ha forse l’unica ragione di interesse nel suo essere conferma della progressiva assimilazione e indifferenziazione socio-culturale dei sessi. 

Ciò premesso, leggendo la nuova raccolta poetica di Vito Davoli, Carne e sangue, Edizioni Tabula Fati, collana Poeti La Vallisa, diretta da Daniele Giancane, appare evidente che la poesia dell’autore  si discosti nettamente da questo orientamento. L’elemento caratterizzante l’opera, sin dalla prima lettura, è infatti un’energia maschile molto accentuata che pervade ogni singola poesia, finanche ogni verso, resa attraverso una lingua materica, e con ampio ricorso a immagini carnali.
Laddove per energia maschile può intendersi una corrente vitale propulsiva all’azione, e una lettura della realtà come ambiente esistenziale da forgiare lasciando la propria impronta.
L’esistenza per Davoli appare come una landa da esplorare e vivere, per attingere a una metafora che richiama le molteplici esperienze di viaggio dell’autore; una terra lontana e ancora sconosciuta da guadagnarsi con spirito pionieristico.
Nelle liriche di questo recente lavoro, la poesia appare infatti “attiva”: più che accogliere il lettore e farsi grembo femmineo di ricordi, vissuti, emozioni personali, come frequentemente accade, diviene specchio della visione dell’autore, che si rivela con onesta trasparenza e pari vigore rappresentando, come detto, un'idea della vita e anche della Poesia quali entità selvagge da conquistare e con cui gettarsi nella mischia del mondo. 

Un altro elemento pregevole della raccolta è proprio l’atmosfera nitida che riesce a creare, senza confusioni o ambiguità pur in presenza di contrasti che la rendono composita e interessante. Passione e morte; lotta e rinuncia; materia e spiritualità; slancio e stasi; innocenza e disincanto; maturità e fanciullezza; sesso e venerazione; verso chiuso e aperto: fra tutte queste polarità ritroviamo un amalgama poetico chiaro, Vito Davoli raggiunge sempre un buon equilibrio, senza dissonanze, riuscendo a reggere le fila dell’omogeneità estetica e dei significati. 

Ma questa silloge ha un ulteriore pregio, a mio avviso il più significativo: anche per via di alcune ridondanze che sono una caratteristica dell’energia e freschezza di questo autore, i versi di Davoli restituiscono giovinezza alla poesia contemporanea, accomodata spesso e volentieri su tratti vecchili di cupezza, eccesso di controllo, assenza di speranza e passione. Anche nell’ampio spazio, preponderante, riservato all’amore, a un “tu” oggetto di desiderio e vagheggiamento lirico, c’è l’altra presa di posizione coraggiosa dell’autore: se la poesia oggi sembra quasi aver espulso l’amore dai suoi contenuti, Davoli ci ritorna con convinzione, sulla scia della grande poesia spagnola e sudamericana da lui ben conosciuta in qualità di traduttore.
Nella poetica dell’autore, l’amore rivendica il suo ruolo di esperienza umana più necessaria ed evolutiva, sia nella vita di ogni giorno, dalla nascita alla morte, che nei versi.
Ho ravvisato nell’invito, probabilmente non intenzionale, all’ardire di essere poeticamente se stessi, uno degli elementi più interroganti di Carne e sangue; la poesia come occasione di crescita senza smarrire la propria essenza fondativa autentica e giovane, da riconoscere e rispettare anche attraverso scelte autoriali meno convenzionali.







Bagliori


Così in un distico
costringere la vita,
in mille libri esprimere
una contraddizione.
È il filo di Penelope
e la tela di Arianna
quel buco che in un attimo
si espande sotto l’acqua.
Il rapido bagliore dell’eterno.


*


Golem


Sei il ritmo del mio dattilo
ed io ti faccio il verso.
Sei pelle anima carne:
io costruirò qualcosa che somigli a un uomo.
Del sole e della luna avrò bisogno
e delle luci che trascorrono lontano dalla strada.
Sei la scansione del mio tempo breve.
Io mi ricostruirò
fra le rovine del mio tempio
oramai freddo maledetto e greve.


*


Non sum dignus


Tu che mi vuoi non degno:
finisco per convincermene
e quasi mi rassegno.


*

Dall’oltre


Voglio affondare le mani
e stringere i pugni
in questo terriccio umido
ora che ha appena spiovuto.
Profumano gli aghi di pino
e questa scherma di sguardi accennati
è un precipitare più profondo
angosciante come gola ingolfata d’ossigeno
che non sa respirare.
Più in là i nostri panni, frantumi,
lo zerbino ai piedi di una tenda di goccioline
sospese a un ramo: oltre si ritorna.
Voglio affondare le mani
accarezzarti
strisciarti ancora addosso
per farci immobili in un tempo falso
che più di ogni altro ci appartiene.
Oltre per noi non c’è più nulla:
solo il ricordo e forse la poesia.


*


Vendetta a tempo


Cielo tuonante e audacia di zanzara,
nella pioggia precipita abbagliante
un grigio di metallo come fuso
e nonostante tutto
la cagnara dei bambini a toni gialli
torna festante.
Il giorno cortigiano
bardato con ridicoli
rumori ed accessori
batte il bastone e annuncia un po’ annoiato
l’ingresso di un tramonto e fa l’inchino.
Ci basta il fresco che s’insinua
quasi sferragliando prepotente
senza sentire
il pianto del bimbo che torna da lontano.
Credemmo così acerbi a regni
dispensatori generosi di giustizia
come distributori automatici di fumo
e dell’amore facemmo un sedativo
perché quel bimbo non avesse voce
scomoda allora
né oggi più vendetta.


*


Come Sindone


Se amare è morire.
Depositare il corpo mio
dentro una sindone bianco sole
e in filigrana la tua immagine per sempre.






Vito Davoli è nato a Bari e vive fra Bisceglie e Molfetta. Scrittore, poeta, giornalista e critico letterario, ha molto viaggiato in Italia, Europa e altri continenti. Ѐ stato insegnante e redattore di riviste sia locali che regionali e nazionali.
Traduce dall’inglese e dallo spagnolo raccolte poetiche e saggi di classici e autori contemporanei. È stato recentemente pubblicato sulla rivista “Crear en Salamanca” dell’Università di Salamanca, e un suo breve saggio sul poeta Alfredo Pérez Alencart è stato pubblicato in Spagna.
È redattore della prestigiosa rivista letteraria “La Vallisa”, fondata e diretta dal Prof. Daniele Giancane; per la stessa rivista è coordinatore responsabile dell'omonimo blog e dell’impianto web e social.
La sua prima silloge dal titolo “Contraddizioni” (Edizioni Leucò, Molfetta 2001) è stata ristampata per una seconda edizione nel 2021 ed è in fase di traduzione nella versione spagnola; della sua poesia hanno scritto stimati critici e autori.
È curatore della giovane rivista “Pubblicazioni Letterariæ”, fondata insieme al Prof. Giancane nel 2021, e ha recentemente curato, insieme a Beppe Costa, l’antologia multilingue “d’amori, di delitti, di passioni”, che raccoglie interventi di poeti provenienti da tutto il mondo. Beppe Costa gli ha inoltre affidato la collana “Inediti Rari e Diversi”, fondata e diretta insieme a Dario Bellezza fino alla sua morte.
“Carne e sangue” è la sua ultima raccolta poetica, pubblicata per “Edizioni Tabula Fati”,Collana “Poeti La Vallisa”, diretta da Daniele Giancane.
Il blog personale di Vito Davoli è: https://vitodavoli.blogspot.com





Il dipinto in copertina è di Renato Guttuso, "Spes contra spem" (1982)































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