Breviario dei luoghi infranti | dalla V alla Z (più bonus track)

 

a cura di Emiliano Cribari
foto in copertina di Emiliano Cribari


Tremano i paesi dell’Appennino imboscato.
Tremano nomadi nell’inverno di chi li ha trascurati.
Ognuna di queste parole è un sentiero
per andare a trovarli. In silenzio.
Avvolti dalla quiete frondosa del mattino.
Ventuno parole che ci invitano a riflettere
sul nostro Appennino.
Sull’urgenza, etica e materica,
di riposizionare gioia e tenerezza.
I paesi ci chiamano con una voce di carezza.



Vecchiaia

L’Italia smarrita è l’Italia dei vecchi. Sono loro che tengono aperte le case, che guardano i campi, gli orti, che offrono acqua e cibo agli animali. Se oggi il paesaggio montano, rurale, ha ancora una forma “domestica”, è perché esiste un miracolo di vecchi che semina, annaffia e raccoglie. Basta confrontare una recente immagine aerea di qualsiasi paesaggio naturale con un’immagine area dello stesso paesaggio realizzata anche soltanto cinquanta o sessanta anni fa: vaste zone antropizzate, che un tempo erano adibite a pascoli e a coltivi, oggi sono letteralmente divorate dai boschi. Miriadi di case intubate dai tronchi e dai rami e masticate dalle foglie. Dobbiamo ai vecchi quel poco che ci rimane. Anche solo per questo occorrerebbe ringraziarli. Compiere pellegrinaggi verso le rughe delle loro mani. Corre l’anno duemilaventuno: gli esempi iniziano a scemare. Siamo agli sgoccioli di un’umanità povera e generosa, che ha sperimentato il dono, severo, dell’astinenza. Dovremmo imparare dai vecchi a invecchiare.



Zaino

Quando ci si riferisce allo zaino si dice lui. Come se fosse una persona. Di solito un uomo: un amico, un padre, un fratello. Un soggetto di cui avere assoluta, profonda, fiducia. Se cede lo zaino finisce il viaggio. Si viaggia sempre in due: noi e il nostro zaino. All’inizio pesante, uggioso, contorto, alla fine leggero e persino confortevole. Fare lo zaino è un’arte: costringe a privarsi di cose. Lo zaino è metafora di vita: meno è meglio. Togliere, smembrare, smantellare: alleggerire il carico aiuta a essere più lucidi, meno affaticati. Forse non ad andare più lontano ma a procedere meglio. Ogni grammo di troppo è un quintale per i nostri muscoli e le nostre ossa. Fare lo zaino è prendersi cura del poco. Fare di un tanto stanziale un poco che si muove. Significa accorgersi, svegliarsi, orientare una luce sicura su ciò che è futile e su ciò che è necessario. Le cose che servono davvero non stanno in uno zaino: sono sentimenti, hanno la forma clemente degli sguardi e dei sorrisi. I luoghi solitari hanno sentori: patendo, capiscono chi arriva da come arriva. Danno ciò che ricevono. Uno zaino leggero accompagna silenzio, educazione, rispetto. Chi lo porta avrà in dono il segreto della rinascita dei luoghi dimenticati.




Bonus Track




"Breviario dei luoghi infranti" è una sezione del libro Mar d'Appennino di Emiliano Cribari (Edizioni dei cammini, 2022).


SI ringraziano Emiliano e l'editore per questa preziosa condivisione.


Post popolari in questo blog

"La parola taciuta/ l'ora mai colmata": Delfina Provenzali, una poetessa ingiustamente consegnata all'oblio

È la vita all'altezza della vita/ nelle mani null'altro: alcune poesie di Francesca Serragnoli da "La quasi notte"

Bruno Piccinini: il poeta che ha esordito a settant'anni