Qualcuno che canti le follie di Dio (III) - Convertirsi

 


a cura di Massimiliano Bardotti
foto di copertina dal web



Non andare nel giardino fiorito!

Amico, non andarci.

Il giardino fiorito è dentro di te. 

Siediti sui mille petali del loto,

contempla la Bellezza Infinita. 

(Kabīr)


Da tempo ormai penso in maniera costante al tema della conversione, del convertirsi, tema che avverto urgente e fondamentale.

Sono tre le immagini che si fanno vivide nel mio cuore.
La prima riguarda Ezechia, tredicesimo Re di Giuda, appartenente alla discendenza di Davide (autore dei Salmi, patrono dei poeti). Di lui si dice che ebbe notizia della sua morte imminente dal profeta Isaia (Ezechia era ammalato e ricevette la notizia che non sarebbe guarito) e per tutta risposta si voltò verso la parete, pregando e piangendo. Riporto il passaggio ripreso dalle Scritture: “Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore. Egli disse: 'Signore, ricordati che ho passato la vita dinanzi a te con fedeltà e con cuore sincero e ho compiuto ciò che era gradito ai tuoi occhi'. Ezechia pianse molto." (Isaia 38, 2-3)

Ho ascoltato più volte raccontare questa storia da Guidalberto Bormolini (mia stella di Betlemme) e individuare nel movimento di Ezechia proprio una conversazione: il movimento di volgersi verso la parete (un muro) è il movimento di togliersi dalla distrazione del mondo. Concentrarsi. Lo sguardo non può più vagare. Anzi lo sguardo è impedito. Non può vedere che un muro, una parete. Quindi non potendo volgere altrove, volge all’interno. Dentro. Compie, cioè, una conversione: converge dentro.

Ezechia si volta verso la parete. Prega. E piange (ovvero si pente del male che può aver compiuto). Si rivolge a “Colui che fa le cose tutte nuove”, ma per farlo non va chissà dove, compie un viaggio interiore.

La seconda immagine riguarda Giacomo Leopardi e il suo “sempre caro" colle e la sua siepe, che impediscono lo sguardo al poeta: “il guardo esclude". Ma grazie a questo impedimento il poeta realizza il suo più straordinario componimento e fa l’incontro più rivoluzionario: incontra l’Infinito!
Impedito nella vista (che non può scorgere intero l’orizzonte), converte lo sguardo ed entra dove davvero ha regno l’Infinito: dentro ognuno di noi…

E per finire, Kabīr.


Non andare nel giardino fiorito!

Amico, non andarci.

Il giardino fiorito è dentro di te. 

Ennesimo, potente, movimento di conversione!

Siamo tutti in cammino verso un luogo che non sappiamo dire. L’abbiamo forse dimenticato. Dalle Sacre Scritture ci arrivano memorie che non sappiamo rievocare. Si parla di Eden. Un infinitamente bello giardino. 

Kabīr ci dice che quel giardino è dentro di noi. Allora senza attendere l'annuncio di morte o un colle che ci impedisca lo sguardo, entriamo in quello scrigno segreto che è il nostro cuore, e cominciamo ad indagare il mistero di chi siamo, per poter incontrare e contemplare “la Bellezza Infinita”.

Del resto, anche il Cristo ha annunciato: “il regno di Dio è dentro di voi".



(PS. La prossima volta racconterò la meravigliosa storia del grande poeta Kabīr)

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