"Corpo a corpo ho lottato/ con le parole indocili/ opache/ grevi": sette poesie poesie di Adriana Zarri

 


a cura di Luca Pizzolitto
scultura in copertina di Jean Pierre Augier



Pregare non è dire preghiere:
pregare è rotolare
nel buio della tua luce,
e lasciarci raccogliere,
e lasciarci parlare
e lasciarci tacere
da te.

Pregare sei tu che preghi,
tu che respiri,
tu che mi ami;
e io mi lascio amare
da te.

Pregare è un prato d’erba,
e tu ci passi sopra.


**


Tendo la mano


Tendo la mano
e la chiudo
sopra alla tua,
impenetrabile.
Pugno serrato,
inafferrabile presa.
Sembra aria:
sei tu.
E cammino così tra la gente,
tra gli occhi verdi dei neon,
tra lo sferrare delle motorette
con la mia mano chiusa.
Passo gemello,
silenzioso discorrere;
come in un bianco deserto
fatto solo per noi.

Non domandatemi chi è
non domandatemi a chi parlo.
Lasciatemi passare
senza guardarmi;
e andrò a nascondermi
in un angolo buio,
in una nicchia vuota,
nel cavo di un petalo di rosa,
appena sbocciata
per noi.


**


Nelle lunghissime notti


Pallidi giorni,
conforti brevi
tra due notti lunghissime;
notti,
lunghi conforti
tra due pallidi giorni.
I nostri fuochi sono accesi
e le tavole pronte.

E tu busserai alla porta:
viandante,
ospite senza fretta,
che siedi alla mensa
e che conversi nelle sere
lente;
e che rimani,
nelle lunghissime notti.







Corpo a corpo


Corpo a corpo ho lottato
con le parole indocili,
opache,
grevi.
Le ho spezzate col maglio,
le ho dilaniate con le unghie...
E poi,
le ho lasciate tacere.

Ho smesso
il pesante vestito
e sono nuda,
leggera,
senza voce:
le labbra solo per sorridere
come una falce di luna;
la bocca solo per baciare
come un sole
nel mezzogiorno d'agosto.


**


Abisso bianco


Solitudine spessa
come coltre di neve
calda; e, se la rompi,
si ricompone,
come uno stagno d'acqua
alla caduta di un sasso.

Silenzio denso.
Ci puoi piantare chiodi,
ci puoi appendere funi,
ci puoi fissare il cuore;
lo regge
e lo fa navigare
come un'anitra bianca;
e attorno
si chiudono i cerchi dell'acqua.

Pietra nera.
Ci puoi scrivere sopra
e nessuno può leggere.
Come quando scrivevi sulla polvere
davanti alla donna peccatrice.
E forse
lei sola vide
se avevi scritto i suoi peccati
o i nomi della tua misericordia.

Abisso bianco,
precipizio che regge,
caduta
che fa volare.
Fammi cadere
davanti a te.
Prostrata,
schiantata,
liquefatta
come un tappeto d'acqua.
Fammi precipitare su,
nel buio bianco.


**


Vieni, inverno


Montagne,
soffiate giù la nebbia.
Vieni, inverno;
e resterò come sospesa,
in un bianchissimo buio.


**


Nuda parola senza voce


Splendidissima rupe,
non voglio mollezze di muschi
ma sasso crudo,
senza appigli.

Prato morbido,
non voglio sassi
ma solo il mantello dell'erba,
eguale.

Cielo vuoto,
non voglio drappeggi di nubi,
ma solo l'aria,
ferma.

Nebbia opaca,
non voglio rutilanti colori
ma solo il buio,
bianco.

Mistero fitto,
non voglio fendenti di pensiero
a strappare la pagina,
intonsa.
Ma solo,
nel vuoto, nel buio, nel silenzio,
intravedere
te.

Parete liscia,
abisso,
nuda parola senza voce,
indecifrabilità.



Adriana Zarri (1919-2010) è stata scrittrice, eremita laica e teologa di linea conciliare ancora prima del Concilio Vaticano II.

Intellettuale coraggiosa e controcorrente, a partire dagli anni '70 ha deciso di vivere in campagna, in forma eremitica, coltivando la terra e allevando animali.

Ha scritto numerosi libri, attraversando praticamente tutti i generi letterari.


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