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"Qui tutto è vuoto e perfetto": alcune poesie di Monica Guerra

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  a cura di Luca Pizzolitto non è primavera il respiro gelido tra le ombre dei ciliegi ma è quasi aprile nonostante si ripeta una stagione di pietra dai vetri chiusi nonostante tu ripeta disertando sabbia alla clessidra un germoglio è questa solitudine *** Il nonno dice le carpe e i conigli nani sulla riva del lago il pane secco si sbriciola intorno alle tane fra la conta delle querce - l'amore chiede tempo - (Faenza, Parco Bucci, 2017) *** Non un'orma fuori posto entro le mura la distanza è un confine e nessun cedimento qui tutto è vuoto e perfetto il prato spinato l'esilio di un fiore *** L'aria rovente aspetta la pioggia galleggia sul fiume un filo di luce il peso specifico del silenzio è questo l'inganno un verde deserto - le aspettative - l'orizzonte è nella tela di un ragno sempre vicino qualcosa qualcosa che poi non succede *** Il bosso è sfiorito in giardino si libera un vaso e non c'è tempo per la cura si assottiglia lo spazio sotto le ciglia - la p

Il viaggio interiore ed esteriore nella poesia di Elisabetta Ferrero

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  a cura di Mara Venuto Della poesia di Elisabetta Ferrero , poeta e docente universitaria naturalizzata statunitense, colpiscono a un primo impatto visivo i fenomeni di punteggiatura testuale legati alla valorizzazione del bianco tipografico, di un ambiente per il pensiero. Lo studioso francese Michel Favriaud parla di “punteggiatura bianca”, ossia degli spazi bianchi che vanno a creare nuovi significati e un ritmo visivo, dato dalle pause e dalle corrispondenze verticalistiche, ma anche dalla correlazione orizzontale fra i versi e gli elementi posti a scalino. Un ritmo testuale più personale e anche potente di quello creato dai segni d’interpunzione e che, in questa forma grafico-visiva, di disposizione dei versi sulla pagina e nel rapporto tra i grafemi e gli spazi bianchi, va sorprendentemente a rappresentare una lingua poetica più schietta, una sorta di conversazione soprattutto interiore, diretta e naturale. L’artificio, ravvisabile in Ungaretti e Luzi, lungi dall’attribuire a

"Breviario dei luoghi infranti": una rubrica a cura di Emiliano Cribari

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"Tremano i paesi dell’Appennino imboscato. Tremano nomadi nell’inverno di chi li ha trascurati. Ognuna di queste parole è un sentiero per andare a trovarli. In silenzio. Avvolti dalla quiete frondosa del mattino. Ventuno parole che ci invitano a riflettere sul nostro Appennino. Sull’urgenza, etica e materica, di riposizionare gioia e tenerezza. I paesi ci chiamano con una voce di carezza." "Il breviario dei luoghi infranti" è il nome dello spazio che, per 7 settimane, Emiliano Cribari curerà su bottega portosepolto . Il breviario è un corpus estratto dal libro "Mar d'Appennino", in uscita nel mese di giugno per i tipi di Edizioni dei Cammini . Un mercoledì ogni 15 giorni, facendo il giro delle lettere dell'alfabeto, Emiliano proporrà, di volta in volta, tre parole che avranno a che fare con il cammino. E, nello specifico, con quella parte del cammino che interessa lo spopolamento dei paesi dell'Appennino e, a livello di metafora e trasposi

Fernanda Romagnoli: una disperata ricerca della luce

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  Quando Dammi la tua mano da stringere quando riprende il mattino dal cinerino velo dell'inizio, quando al sudario del cielo l'oriente getta una rosa consumando il supplizio della resurrezione della carne. Dammi la tua mano da stringere quando erompe la rosa del sole e dall'ombra annientata si spande la gloria e l'indizio: - si ridestò, non è qui! - Quando il mio Dio m'assedia da un'aurora qualunque, al mio povero corpo imponendo il suo innesto divino la folle tentazione dell'eterno: ed io, abbagliata, più non mi difendo - confitta dal limo terrestre come uno spino. - *** Anime Vi sono anime liete, puntuali alla luce, come al fiato di marzo margherite. Così fosse di me. Verso il mattino, quando i sogni si fanno verticali per leggerezza, io sono d'un tessuto trasparente; nelle mie vene l'alba beve il suo fresco vino. Ma subito, al risveglio, con un muto grido di metamorfosi, la carne ha già escluso la luce. Già mi ingombro di cupi stami. Pollini irre

Alberto Toni: un ricordo, con alcune poesie tratte da "Liturgia delle ore"

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Se mi chiedi come fare io ti rispondo che è dentro la luce del giorno l'erba fresca per un momento di vita. L'oasi che nel dubbio rivela la gemma. La passione è più forte e nell'arte di navigare per pura necessità decidiamo l'ora, il punto preciso. *** Il colore dei fiori nel mese oscuro e freddo. Cerchi d'oro sulla terra inventano nuovi giochi e parole senza peso per infinite corse. Ho conquistato il cuore della notte con un grido tra le foglie del sonno. Sopra la ruota del cielo volano gli ultimi uccelli. Sono lontani i pensieri di libertà. *** Avrò tempo nella vita di specchi vicina al silenzio. Ma è nel cielo d'estate che ho sperato- linea del mio ultimo abbraccio. Avrò per me il giorno - la rosa in un soffio di vento. *** Nell'infinita memoria ritrovare un nome. Un nome nel mese d'ombra. Lo specchio del passaggio - la breve vita dell'autunno. *** Sono stagioni dimenticate in un attimo di buio. Nessuna parola - il viso si allontana senza nome. Sa